La grande gioia

La grande gioia

Dalla vetta più alta del più alto monte dell’Himalaya scende un rivolo. dapprima quasi ghiacciato che poi diventa liquido. Questo rivolo d’acqua e destinato a bagnare e a fertilizzare tutto il mondo.
È come con la nostra incarnazione, quando l’anima attraversa i gelidi spazi puri degli universi, essa giunge in questo corpo e tende a fare di questo corpo un corpo divino.
In quel momento lo spazio e gli universi diventano un tutt’uno con il nostro quotidiano.

Solo in quel momento noi comprendiamo e possiamo riconoscere le grandi leggi che reggono gli universi.
Quando questo avverrà, non è dato a noi sapere né il tempo né il luogo. Ma c’è in noi una memoria antica che ci ricorda che questo è già avvenuto e di conseguenza, noi abbiamo la certezza che può di nuovo avveníre.
In questo modo l’Avatar che viene, e l’Avatar vivente, di conseguenza, ci dicono che è possibile in questo momento, che tutto ciò che è sconosciuto, tutto ciò che ci atterrisce, tutto ciò che incuriosisce, può diventare tutt’uno nel momento in cui riusciamo ad entrare nella legge dì Dio.

Con la richiesta che viene fatta oggi noi cerchiamo di entrare nella lettera e nella sostanza di questa legge. È una sostanza e una lettera di legge molto difficile ad essere compenetrata. Essa è sottile, più sottile di una fessura di una porta, leggera più leggera del pulviscolo dell’aria, per cui basta una mossa, una sensazione, un troppo affrettarsi, un troppo volere, un troppo chiedere, che tutto si dissolve, e la porta si chiude.

E allora come dobbiamo entrare nella conoscenza della lettera e della sostanza della legge?  Dobbiamo imparare a guardare. Dobbiamo fare sì che i nostri occhi chiusi vedano più lontano che i nostri occhi aperti. Dobbiamo entrare nel mondo profondo del cuore di Dio. Dobbiamo fare sì che tutto ciò che è intorno sparisca, ma non sparisca in quanto nulla, sparisca in quanto è in noi.

Noi siamo tutto ciò che è intorno, tutto ciò che è intorno siamo noi. Quando questo avviene ad occhi chiusi, allora gli occhi dell’anima vedono lontano. Allora è giusto aprire gli occhi del corpo fisico, perché essi saranno illuminati da una luce interiore.
Essi trasmetteranno a noi la conoscenza, comprensione e amore, ma prima occorre silenzio, saper guardare e attendere.

La legge di Dio è scritta su sabbia e di conseguenza essa può, in un certo senso, sparire all’occhio del troppo curioso. Swami! I messaggi che arrivano dai sogni, sono veri, più forse delle tue stesse parole.
Le parole servono come carezza per la ferita dell’uomo. I segni ed i sogni servono per l’evoluzione dell’uomo.
Con questa richiesta oggi vorremmo, se possibile, far parte, come una goccia d’acqua di un ruscello, con il nostro piccolo bagaglio di esperienze e di reincarnazioni passate, far parte di questa grande trama, di questo grande disegno, che viene da spazi lontani e da antichi silenzi.
Vorremmo, se possibile, che tu e tutti coloro che sono stati degni del Divino, ci rendessero strumenti coscienti di questa Grande Opera che è iniziata in questo secolo e della quale incominciamo a vedere già da adesso gli effetti.

In altre parole, che vale vivere se vita vuol dire soltanto aspettare la morte? Noi dobbiamo vivere, in quanto vita e morte ci devono essere indifferenti, nel momento in cui entriamo in questa Grande Opera. La Grande Opera cercata dagli antichi Maestri d’Occidente e dagli antichi Maestri d’Oriente. La Grande Opera che è l’opera del Grande Architetto. La Grande Opera che opera su leggi misteriose della cui efficienza e della cui realizzazione noi vorremmo in un certo qual modo essere strumenti. Tutti noi.

Non c’è dubbio. Non c’è un uomo degno di essere così chiamato, non c’è una donna degna di essere così chiamata, che non voglia essere profondamente cosciente e partecipe di questa situazione.
Nel Tempio si entra con umiltà, nel Tempio si entra con amore, nel Tempio si entra con sete di sapere e con sete di ricevere e di dare quel ringraziamento che è doveroso dare a chi ci tende la mano.
In altre parole la nostra vita è una vita che deve essere data al servizio di questa grande costruzione.
Con questo non vogliamo annullare il quotidiano, né le ore, né i minuti di silenzio, di angoscia, di noia, di indifferenza o di spossatezza. Ma vorremmo che tutto questo fosse alimentato da una linfa di desiderio, da una linfa superiore, che invigorisce e rinverdisce anche d’inverno le piante secche, perché solo la linfa divina può trasformare e trasmutare l’inverno in estate, la morte in vita.
Ciò che sembra finito è l’inizio della grande gioia.

cesare de bartolomei
tratto dal volume  “Orizzonti dello Spirito”

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