Progresso?

Progresso?

Oggi sembra che il mondo si stia muovendo in una direzione migliore, associazioni no profit, fondazioni per la ricerca, enti per la salute, per la cultura. Le parole di speranza sono ovunque, solidarietà, progresso, cura. Potrebbe sembrare il segno di una società più evoluta più giusta e consapevole, finalmente attenta al bene collettivo, ma se ci si ferma un attimo, se si guarda al di là dei titoli e delle dichiarazioni, qualcosa non torna, sebbene i passi avanti ci siano, restano molte ombre.

La povertà non è sparita, è cambiata, in certi casi si nasconde meglio, in altri si aggrava in silenzio, le malattie che si promette di curare restano senza soluzioni definitive, nonostante gli investimenti e le guerre continuano, anche dove si diceva di voler portare pace.

Si moltiplicano gli appelli al disarmo, ma nel frattempo si preparano nuovi arsenali, si condannano i conflitti, ma si evitano i passi concreti che potrebbero chiuderli, perché, talvolta, l’interesse a mantenere lo status quo sembra prevalere sull’effettiva volontà di porre fine ai conflitti.

Ci promettono un futuro migliore, ma in molti restano soli, senza il supporto reale di cui avrebbero bisogno. Le politiche di controllo si moltiplicano, ma il sostegno concreto sembra meno solido e così, ci ritroviamo in un circolo in cui la soluzione a un problema genera spesso nuovi problemi, mentre i reali bisogni delle persone vengono messi in secondo piano.

Nel frattempo, cresce una sensazione diffusa, viviamo in uno stato di emergenza costante, sanitaria, economica, climatica, militare, e in questo clima sospeso le persone diventano più fragili, più disposte ad accettare soluzioni imposte dall’alto. “Per la sicurezza di tutti”, si dice.

Il risultato, è un controllo più stretto. “Per il benessere collettivo”, si promette, ma molte scelte sembrano rispondere più a logiche di sistema, il pensiero critico fatica a trovare spazio, chi fa domande viene visto come un problema, non perché sia una minaccia, ma perché rompe l’equilibrio apparente, la libertà di pensiero è un lusso, una distrazione, qualcosa che si tollera solo finché non tocca nervi scoperti.

In tutto questo, chi alza la voce e mette in discussione il sistema non trova spazio, non perché la sua visione sia sbagliata, ma perché spesso rompe un equilibrio che qualcuno preferisce non disturbare, La pluralità di pensiero, invece di essere un arricchimento, diventa un ostacolo.

Forse non si tratta di accusare, ma di osservare con lucidità, di chiederci se tutto ciò che viene presentato come progresso risponda davvero ai bisogni dell’uomo, se il benessere promesso è reale o se, in alcuni casi, è solo il volto più gentile di un sistema che preferisce cittadini obbedienti a persone consapevoli.

Il progresso che ci viene mostrato ogni giorno è certamente fatto di passi positivi, ma dobbiamo essere consapevoli che non è privo di trappole, a volte, dietro le parole di progresso, c’è la necessità di fermarsi, riflettere e chiederci se davvero stiamo andando nella direzione giusta.

La vera sfida non è solo nella promessa di un futuro migliore, ma nella capacità di realizzarlo in modo equo, sostenibile e autentico, ma soprattutto nel rispetto della libertà.

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