È facile schierarsi, da lontano, davanti a uno schermo, sembra tutto chiaro, torti, ragioni, chi aggredisce, chi si difende, e invece no, nella guerra vera non ci sono facili verità, ci sono corpi, macerie, bambini senza più genitori, genitori senza più figli, e quelli che muoiono, che perdono tutto, non hanno deciso nulla, sono solo nati nel posto sbagliato.
Chi occupa i vertici del potere alimenta il fuoco e resta distante, parla di giustizia, sicurezza, patria, ma non conosce l’odore del sangue né quello della polvere, non entra nelle case sventrate, non raccoglie corpi, non vive sotto le bombe, gioca a spostare confini con la vita degli altri.
Le guerre non le combattono loro, ma chi viene sacrificato senza scelta, usato come pedina, è intanto chi è al sicuro prende posizione, discute di torti e ragioni come fosse una partita, ma la guerra non è mai una questione di principio, è una macchina che stritola esseri umani. Sempre.
E questa macchina ha chi la costruisce e la alimenta, è fatta di finanza, di controllo dell’informazione, di speculazione sui corpi, sui territori, sulle vite, è un sistema che si regge sul profitto, sul dominio, sull’illusione della giustizia.
E i burattinai non pagano mai il conto, Si nascondono dietro parole e simboli, democrazia, sicurezza, religione, ma a loro non importa nulla delle vite reali.
Gaza è un esempio, non l’unico, è la dimostrazione di cosa accade quando il potere non ha più limiti, è vedi la differenza tra chi subisce e chi comanda, eppure anche tra chi dovrebbe essere dalla parte dei forti, ci sono voci che piangono i deboli.
Tanti israeliani ed ebrei in tutto il mondo, non accettano questa violenza, non in loro nome, non è l’ebraismo a bombardare ma il sionismo politico, una deriva che ha sequestrato l’identità ebraica, mutando la difesa in offesa, la memoria in pretesto.
Non più scudo del popolo ebraico, ma clava brandita in suo nome, ha svuotato quel popolo dei suoi valori, usa la religione come copertura, ma non fa il bene né degli ebrei né di Israele, così facendo, li ha isolati dal mondo, rendendoli ancora una volta bersaglio, ha trasformato la memoria della persecuzione in giustificazione per l’oppressione e confuso la sopravvivenza con il dominio.
Chi crede di difendere la giustizia schierandosi con i sionisti, dovrebbe chiedersi se sta difendendo una causa o solo l’apparenza del potere, e chi tace, giustifica, e distoglie lo sguardo, è complice anche senza toccare un’arma. La giustizia non esige schieramenti, ma coscienza ed ogni coscienza inerte tradisce una verità.
La verità è che la guerra non è solo quella che sentiamo nei notiziari, quella che esplode nelle piazze e nei campi di battaglia, una guerra più silenziosa, e subdola, una guerra che non urla, ma striscia nell’anima di ogni uomo, senza mai rivelarsi per quello che è.
Il mondo in cui viviamo è intrinsecamente iniquo, costruito su una lotta costante, un conflitto che non si vede ma che ti attraversa, che ti consuma senza che tu possa fare nulla per fermarlo.
La giustizia, ormai, è solo una parola svuotata, un concetto che non esiste più. Un’illusione che abbiamo accettato per non dover affrontare il vuoto che ci circonda.
In questo mondo, chi possiede il potere non lo fa per creare, per costruire, per fare del bene, ma solo per sostenere un sistema che nutre la sua stessa esistenza.
Gli uomini che detengono questo potere non sono più esseri umani, sono macchine, calcolatori senza anima, governati da un’unica legge, il profitto.
Non producono, non creano, non vivono, muovono solo numeri, spostano capitale da un angolo all’altro del mondo, comprano la nostra realtà. Si camuffano da “salvatori”, da “filantropi”, distribuiscono le briciole di ciò che hanno rubato, ma sempre con l’intento di mantenerci schiavi. Non siamo altro che pedine nel loro gioco, e non vediamo nemmeno le catene che ci legano.
Eppure, la verità è che è tutto sotto i nostri occhi, tutto visibile, non servono complotti nascosti, il sistema è costruito con regole precise, codificate, presentato come un mondo giusto, legale, perfetto.
Un mondo in cui chi lotta, chi cerca di cambiare, è condannato a fallire o a essere comprato, ma non c’è posto per tutti, lo spazio per il cambiamento, per la giustizia, è stretto.
L’unica via di uscita, l’unica vera liberazione, sarebbe quella di prendere coscienza che la giustizia non è solo un concetto, ma una forza viva, qualcosa che è nascosta nel cuore di chi non si rassegna.
C’è chi dopo quarant’anni di lavoro si ritrova con una pensione che non basta nemmeno ad arrivare alla fine del mese, però il sistema, con sorprendente efficienza, riesce a stanziare 45 euro al giorno per ogni immigrato, una cifra che, a ben vedere, non finisce certo nelle mani di chi arriva, ma in quelle di chi ha fatto dell’accoglienza un mestiere.
A loro sì che non manca spirito d’iniziativa, gli altri, i migranti, si arrangiano come possono, spesso spariscono dietro numeri, statistiche, titoli di giornale. Bastano queste cifre per innescare il risentimento, non importa se i soldi non li vedono davvero, sono sufficienti a costruire un nemico e funziona sempre.
Così il malcontento si indirizza dove serve, non verso chi gestisce i fondi, né verso chi stabilisce le priorità, ma contro chi è più fragile, più visibile, più vicino, un capolavoro, se lo si guarda dal punto di vista di chi organizza il gioco.
Divide et impera non ha mai smesso di funzionare, e la cosa più comica o meglio tragica, se si vuole, è che tutto appare perfettamente legale, ordinato, persino etico, a forza di sentirlo ripetere, qualcuno ci crede davvero.
In questo gioco, non c’è spazio per il singolo che sogna un cambiamento, non c’è spazio per la voce che grida la verità, la macchina del potere continua a girare, e noi siamo qui, dentro come pedine su una scacchiera che non possiamo vedere.
L’unica via di uscita sta proprio nel rifiutare questa visione, nel cercare la giustizia oltre le parole, oltre le leggi, oltre le finte promesse di un sistema che non ha mai avuto intenzione di liberarci.
Bisogna guardare oltre, oltre il velo della menzogna, oltre la facciata di legalità che ci circonda, la vera giustizia è un atto di coraggio, di rottura con ciò che ci definisce schiavi. E se non risvegliamo la nostra coscienza, se non vediamo il sistema per quello che è, non troveremo mai la giustizia che cerchiamo.
Allora la domanda è, cosa resta? Resta un’unica via. Non si può cambiare il sistema, è una macchina che si autoalimenta, puoi solo cambiare te stesso, non aspettarti salvezze collettive.
Inizia da come guardi, da cosa scegli di vedere, da come vivi, Esci dalla logica del nemico, della parte giusta, del torto da punire, l’unico atto di rivolta possibile oggi è non partecipare alla menzogna.
Spegnere la macchina, rendersi liberi dentro e poi, ritrovare gli altri, non per vincere, ma per non essere ciò che il sistema vuole, predatori l’uno dell’altro.