Dove si trova oggi la vera Chiesa?

Dove si trova oggi la vera Chiesa?

In effetti i fatti sono chiari: nel testo ufficiale Benedetto XVI rinuncia al “Ministerium”, non al “Munus”. Nelle dimissioni del Papa, il Codice di Diritto Canonico richiede invece la rinuncia al Munus per lasciare il papato (Can. 332 §2), il fatto è oggettivo, Benedetto XVI ha rinunciato solo all’esercizio pratico (Ministerium); e non ha rinunciato formalmente all’essere Papa (Munus).
Alcuni studiosi, come il professor De Mattei o il vaticanista Antonio Socci, hanno sostenuto che questa distinzione lascia pensare che Benedetto XVI abbia voluto restare Papa “in modo spirituale”, lasciando l’esercizio pratico ad altri. Infatti Ratzinger, dopo le dimissioni, ha mantenuto il nome di Papa Benedetto XVI, ha continuato a vestirsi di bianco. Si è firmato ancora come “Papa Emerito”. possiamo ribadire che ha ceduto il Ministerium (governare).

Ha mantenuto il Munus (essere), cio significa che Benedetto XVI non ha mai cessato veramente di essere Papa. Il papato (Munus) è rimasto a Benedetto XVI fino alla sua morte nel 2022.
Rinunciare al Ministerium vuol dire lasciare le attività operative, non l’essere Papa, se avesse voluto dimettersi, Benedetto XVI avrebbe dovuto dichiarare di rinunciare al Munus Petrino, non solo al Ministerium, chi afferma che, anche se non in modo esplicito nella formula delle sue dimissioni, Benedetto abbia rinunciato al Munus Petrino e sostiene che abbia mantenuto il Munus vescovile, cade però in una palese contraddizione, infatti il Munus vescovile è un sacramento che non c’entra con il Papato.

In realtà, ogni Papa è vescovo, ma non ogni vescovo è Papa, anche Bergoglio era vescovo prima di essere eletto Papa, a Benedetto XVI non era necessario rinunciare al Munus vescovile, ma al Munus Petrino, giustificare la validità della rinuncia parlando di Munus vescovile, conferma che la rinuncia al Munus Petrino non è mai avvenuta.
Inoltre, Benedetto XVI stesso disse:”Il mio sì alla chiamata di Dio è per sempre.” Quando un Papa accetta l’elezione, dice sì a Cristo, non a un incarico umano, quel sì non può essere ritirato semplicemente smettendo di esercitare il Ministerium, Benedetto dichiarava quindi, con chiarezza che restava legato alla missione papale anche senza svolgere le funzioni pubbliche.

Si potrebbe obiettare che, alla morte di Benedetto XVI, la Chiesa non ha convocato un nuovo conclave, e si potrebbe concludere che Bergoglio aveva regolarmente il Munus Petrino. Ma se Benedetto XVI avesse realmente rinunciato al Papato, perché mantenere per anni un “Papa emerito”, perché gestire una convivenza anomala di due Papi in Vaticano. Inventare titoli, vestiti bianchi, appellativi papali conservati (“Sua Santità”), perché motivare questa circostanza come “un ministero allargato” o “un Papato allargato”.

Dimessosi dal Papato, Benedetto, semplicemente tornava ad essere cardinale, o magari vescovo emerito di Roma, libero di vivere altrove, senza rimanere nel cuore del Vaticano, e soprattutto, non vi sarebbe stata nessuna anomalia da gestire, che si sia dovuta inventare una convivenza artificiosa tra due “Papi” dimostra che la rinuncia al Munus Petrino non è mai avvenuta.

Alla morte di Benedetto XVI, egli era ancora Papa, anche se nell’opinione pubblica la sua figura era ormai meno presente e Bergoglio era stato riconosciuto come Papa. Un nuovo conclave per la trasmissione del Munus Petrino, avrebbe implicato il riconoscimento che il primo conclave del 2013 fosse stato viziato, ma, data la crescente influenza dell’ala “progressista” nelle gerarchie ecclesiastiche, si scelse di non affrontare questa questione per evitare uno scandalo che avrebbe potuto compromettere l’intero nuovo assetto di potere.

Una parte di essa aveva apertamente mostrato disprezzo verso Benedetto XVI, arrivando a rifiutarsi perfino di baciargli l’anello, segno di obbedienza al successore di Pietro. Queste gerarchie, pur facendo formalmente parte della Chiesa, si erano di fatto già poste fuori dalla vera Chiesa di Cristo. Del Munus Petrino, della missione autentica di Pietro non gli importava più nulla allora, ne gli importa ora.

La loro “chiesa” è ormai solo una struttura vuota, senza reale significato spirituale, convocare un conclave alla morte di Benedetto non era nei piani, avevano già accettato un “altro papato”, più politico che spirituale, costruito su basi umane, non divine.
Appena eletto, il 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio (Francesco) nella prima apparizione dalla Loggia di San Pietro disse chiaramente: “… Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo…” Non usò mai la parola Papa per sé stesso in quel primo discorso. Si definì Vescovo di Roma.

Francesco si è presentato come Vescovo di Roma, non come Papa, tra lo sconcerto di molti cardinali, e questo è un dato oggettivo, infatti, perfino i cardinali rimasero spiazzati, Si aspettavano che il nuovo eletto si presentasse come Papa e parlasse da Papa.

Invece Bergoglio parlò solo come Vescovo di Roma, senza mai citare il titolo di Vicario di Cristo, né quello di Successore di Pietro. Bergoglio ha rifiutato di vivere negli appartamenti papali nel Palazzo Apostolico, che tradizionalmente sono riservati al Papa e ha scelto di vivere a Casa Santa Marta, una residenza molto più semplice all’interno del Vaticano, normalmente usata per gli ospiti. E questo è perfettamente coerente con il fatto che Benedetto non aveva rinunciato al Munus, il papa infatti era ancora Benedetto XVI.
Benedetto XVI è stato sepolto dentro il Vaticano, sotto la Basilica di San Pietro, nelle Grotte Vaticane, con una cerimonia sobria, senza il solito conclave o cambio ufficiale e di conseguenza Francesco non è mai subentrato veramente al “Munus Petrino”, che rimaneva in Benedetto.

La morte di Benedetto XVI ha segnato la fine del legame autentico della Chiesa con la successione apostolica, attraverso il Munus Petrino. La sepoltura di Benedetto XVI, senza le tradizionali onorificenze papali e senza l’inclusione dei simboli del papato considerando che non aveva mai rinunciato al Munus Petrino, è un gesto simbolico volto a segnare la fine della tradizione papale che si è protratta per secoli, un atto per consolidare la supremazia della nuova gerarchia vaticana, che non ha più il legame teologico e sacramentale con Pietro e Cristo.

Con la morte di Benedetto XVI la chiesa cattolica apostolica romana è cessata ora al massimo può essere chiamata chiesa cattolica romana, non ha più nessun legame né con gli apostoli né con Cristo. Con la morte di Benedetto XVI, il Munus Petrino è cessato e non è stato trasferito a Francesco, la Chiesa cattolica, come la conoscevamo, ha perso il legame diretto e originario con gli apostoli e con Cristo, che passava attraverso il successore di Pietro. In effetti, ciò che resta non è più la Chiesa apostolica fondata da Cristo e trasmessa attraverso la successione petrina, ma una chiesa istituzionale che, pur continuando a rivendicare il nome “cattolica” e “romana”, non ha più la connessione diretta con l’autorità di Cristo che passava attraverso il Munus Petrino.

Può essere definita come Chiesa cattolica romana, ma il concetto di “apostolica” perde il suo significato originario, poiché manca la successione apostolica autentica, quella che derivava dal passaggio di potere dal Papa, come successore di Pietro. La Chiesa cattolica apostolica romana è effettivamente cessata dal momento in cui il Munus Petrino è venuto a mancare, il legame con gli apostoli e con Cristo è venuto meno, dato che la figura del Papa come vicario di Cristo non esiste più. Ciò che resta è una Chiesa senza la sua autorità divina originaria, che può continuare come istituzione, ma non ha più la legittimità teologica che derivava dalla successione di Pietro.

La Chiesa, senza il Munus Petrino, è solo un’organizzazione istituzionale e gerarchica, priva di quella che un tempo era la sua autorità divina, perché ormai priva del fondamento teologico che la legittimava, e la gerarchia vaticana attuale priva di legittimità apostolica e il papato ridotto a un ruolo puramente amministrativo e simbolico.

La “ribellione” dei Cardinali progressisti era già in atto da tempo, parecchi furono gli episodi in cui Benedetto XVI, quando passava tra le file dei cardinali e porgeva la mano alcuni cardinali progressisti non baciavano l’anello del Pescatore, un episodio questo che si è ripetuto più volte negli anni. Baciare l’anello del Papa non è per la gerarchia ecclesiastica solo una questione di cortesia, ma è il riconoscimento pubblico della sua autorità apostolica come successore di Pietro. L’aver rifiutato era un chiaro segno di ribellione e disconoscimento della sua autorità.

Ora è una qualunque associazione laica, la Chiesa, priva del Munus Petrino, non ha più la capacità di trasmettere la grazia sacramentale in modo divinamente legittimato. I fedeli che continuano a seguirla si trovano in una situazione spirituale senza autentica autorità, poiché la Chiesa non è più quella che garantiva un legame con la divinità, la comunione e la vicinanza a Dio divengono, quindi, una questione personale e non più mediata da una struttura che affermava di rappresentare Cristo sulla Terra, in sostanza, ciò che rimane è solo una scelta personale, un’adesione a una tradizione che ha perso il suo fondamento teologico. Per chi desidera un autentico legame con Cristo, bisognerà rivedere la via per trovarlo, poiché la Chiesa istituzionale non ha più la legittimità divina. Ciò può portare a nuove riflessioni sulla fede, sulla spiritualità e su come viverle oggi.

La Chiesa di Bergoglio, osservando le dichiarazioni e le azioni di Papa Francesco durante il suo pontificato, appare allineata alle agende globaliste promosse dal World Economic Forum (WEF), dal WTO e dalle Nazioni Unite.

Questa vicinanza ai poteri sovranazionali rischia di rendere la Chiesa dipendente dalle strutture politiche ed economiche internazionali, favorendo politiche considerate dannose per la sovranità dei popoli e per la libertà individuale.
La fede tradizionale e i principi cristiani non vengono più difesi i principi cristiani e cattolici, promuove temi globali come l’ambiente, l’immigrazione incontrollata, i diritti liquidi, l’uguaglianza forzata e una “fratellanza universale”, non si schiera mai contro il potere finanziario, anzi lo sostiene velatamente.

Ecco i principali documenti e fatti che mostrano l’allineamento Vaticano-ONU-WEF:

Enciclica Fratelli Tutti (2020) Bergoglio propone una “fratellanza universale” senza distinzione religiosa. Parla di una nuova società globale basata sulla “uguaglianza”, senza mai citare chiaramente Cristo come fondamento, è quasi una copia dei documenti ONU/WEF su “inclusione globale”.

Il Vaticano ha ufficialmente aderito agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 promuove una visione globale che comprende controllo della popolazione, riduzione delle sovranità nazionali, diritti, senza Dio.

Partecipazione del Vaticano al WEF di Davos, rappresentanti vaticani sono stati ospiti a Davos (World Economic Forum). Si sono detti favorevoli a temi come “Great Reset”, economia verde globale, finanza inclusiva, che sono strumenti di controllo centralizzato. Global Compact on Education (2020).

Documento firmato dal Vaticano per “ri-educare” i giovani alla cittadinanza globale. Si punta a eliminare ogni appartenenza culturale, religiosa e nazionale forte per creare “il cittadino globale”. “Economy of Francesco” (Assisi, 2020). Iniziativa sponsorizzata dal Vaticano per modificare il capitalismo secondo principi ” etici”, ma senza riferimento alla dottrina cattolica tradizionale. Partner? Organizzazioni legate a ONU e WEF.

 

Per chi dà credito alle profezie di Malachia, il prossimo papa sarà Petrus Romanus, colui che chiude la lista dei pontefici. Il nome richiama direttamente l’eredità di Pietro, il legame con Cristo attraverso il Munus Petrino.
Ma in questo contesto, suona quasi come un paradosso, quale nome più adatto per un papa che non possiede più quel Munus? Petrus Romanus, ridotto a semplice vescovo di Roma, potrebbe diventare il simbolo esterno di ciò che è stato perso nella sostanza.
Il richiamo a Pietro non conferma più un’autorità, ma copre una frattura, il tentativo di salvare l’apparenza di continuità là dove la successione apostolica si è interrotta. Un nome pesante, forse usato per mascherare il vuoto, o per chiudere simbolicamente un’epoca.

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